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11 dic 2025 Comunicati Stampa
Giornata mondiale della montagna: tra crisi climatica e ritardi strutturali l’appello di AIC per non lasciarla indietro
Giornata mondiale della montagna: tra crisi climatica e ritardi strutturali l’appello di AIC per non lasciarla indietro

Roma, 11 dicembre 2025 – “L’Italia, per la sua conformazione geografica, si colloca in un vero hotspot climatico, esposta a rischi idrogeologici, agricoli e infrastrutturali che si amplificano reciprocamente. La Giornata Mondiale delle Montagne che si celebra oggi, richiama l’attenzione su questi territori straordinari ma fragili, ancora segnati da profonde disuguaglianze nella capacità progettuale e da una frammentazione delle fonti di finanziamento, con effetti ancor più evidenti nelle aree meno sviluppate”.

Così Giuseppino Santoianni, presidente dell’Associazione Italiana Coltivatori ha voluto esprimere il proprio pensiero su questa ricorrenza forse troppo sottovalutata.


Stando ai dati della Commissione Europea, nel nostro paese oltre il 50% dei terreni agricoli italiani è montuoso o soggetto a vincoli naturali.
“In questi luoghi l’agricoltura, definita eroica, è sinonimo di una naturale sostenibilità – sottolinea Santoianni – tuttavia, nonostante il rafforzamento degli strumenti e degli indicatori nella politica nazionale per le aree interne, la recente approvazione della Legge sulla Montagna (che definisce il principio secondo cui le imprese agricole e forestali, l’allevamento e più in generale le attività agro-pastorali costituiscono presidi ambientali ed economico-sociali indispensabili) prevedono agevolazioni fiscali e crediti d’imposta. Altrettanto le politiche nell’ambito dell’attuale PAC e l’afflusso delle risorse nazionali ed europee faticano ancora ad arrivare dove servono”, prosegue il Presidente dell’AIC.


Il Rapporto Territori dell’ASviS pubblicato proprio oggi evidenzia che oltre il 40% della spesa PNRR già erogata si concentra nei grandi centri e nelle regioni più forti. Parallelamente, i Fondi di Coesione 2021-2027 avanzano con un ritardo preoccupante: a metà periodo sono stati impegnati poco più di un quarto del totale e i pagamenti non superano l’8%, con risultati ancora più critici nelle regioni meno sviluppate.


“Servono risorse preziose per sostenere il neo-popolamento, la nascita di nuove imprese agricole, le filiere corte e le produzioni di qualità, mentre ai giovani va garantito il diritto di restare o tornare a lavorare nelle nostre montagne offrendo loro un lavoro dignitoso, infrastrutture adeguate e un ecosistema che favorisca l’insediamento. Ed anche la PAC post-2027 dovrà andare in questa direzione. Senza un’accelerazione nell’attuazione delle politiche e una maggiore capacità di far arrivare le risorse ai comuni più fragili – conclude – la montagna rischia di pagare un prezzo troppo alto”.

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